FOTOGRAFIA - FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA

aprile - settembre 2004


VERSIONE SOLO TESTO | VERSIONE COMPLETA | DEFAULT FONT |

| Esposizioni | Dura Bellezza | Fotozine | Catalogo | Stampa | Credits | Partner | Contatti | Newsletter | english | 2002 | 2003 |

Valid XHTML 1.0! Valid CSS!


mccullin_0.jpg araki.jpg pellegrin.jpg struth.jpg

LA DURA BELLEZZA
27 aprile – 6 giugno

“La dura bellezza” è una mostra che raccoglie fotografie provenienti dalle collezioni private romane, e costituisce il primo passo di un progetto che intende legare il tema annuale del festival FotoGrafia alle immagini delle collezioni private di Roma. Nell'allestimento la mostra è pensata come una vecchia quadreria, mentre concettualmente vuole far riflettere sul collezionismo fotografico in un momento in cui ci si interroga sempre più spesso sui rapporti tra fotografia e arte contemporanea, o sulla strana differenza tra fotografi e artisti fotografi. Il tema della bellezza attraverso il lavoro di alcuni tra i più grandi fotografi contemporanei: Josef Koudelka, Mario Giacomelli, Henri Cartier-Bresson, Sebastião Salgado, Man Ray, Leonard Freed, Simon Norfolk, Lee Miller, Bert Stern, Joel Peter Witkin, Gabriele Basilico, Helmut Newton, Cristina Garcia Rodero, Flor Garduño, Luis Gonzàlez Palma, Tazio Secchiaroli, Antanas Sutkus, Mario Schifano, Marilù Eustachio, Roberto Bossaglia

A cura di: Marco Delogu


Gabriele Basilico
Roberto Bossaglia
Roberto Bossaglia, nato a Cagliari nel 1942, vive e lavora a Roma dove insegna fotografia all'Accademia di Belle Arti. Ha iniziato a lavorare nel campo della fotografia nel 1975, esponendo in gallerie d'arte e collaborando con artisti, architetti e riviste di architettura. Da sempre affianca il lavoro su committenza ad una personale ricerca sulla fotografia in quanto linguaggio. Ha partecipato o ha dato vita a progetti inerenti la lettura del paesaggio urbano in Italia. Sue fotografie sono conservate nelle collezioni di diversi musei italiani e stranieri.

Henri Cartier-Bresson
Marilù Eustachio
Leonard Freed
Cristina Garcia Rodero
Flor Garduño
Mario Giacomelli
Luis Gonzales Palma
Josef Koudelka
Josef Koudelka nasce, il 10 gennaio 1938, a Boskovice, un piccolo paesino della Moravia, ex Cecoslovacchia. Figlio di operai di una fabbrica di confezioni trascorre gran parte dell'adolescenza in campagna, pascolando le capre della famiglia. E' qui che inizia ad assaporare il piacere della libertà e la tristezza della solitudine, elementi che caratterizzeranno i sui scatti. Le sue passioni adolescenziali, musica e aeronautica, lo accompagneranno per tutta la vita. Si laurea in ingegneria aeronautica e nel tempo libero suona la zampogna con diversi complessi folk. Ma queste attività non lo distolgono dalla passione che più l'ha reso famoso: la fotografia. Josef Koudelka è il fotografo delle pianure dell'Est europeo, dei contadini affaccendati a lavorare la terra, dei gitani con l'inseparabile violino e con una moneta incastrata in un occhio per comprarsi il passaggio nell'aldilà una volta morti. Ma è anche il fotografo che meglio di tutti ha documentato la primavera di Praga nel 1968 ed è il fotografo ufficiale del teatro praghese Za Branou e collaboratore della rivista teatrale Divalo. Nel 1970 gli viene assegnato il Robert Capa Memorial Award. In seguito a diverse esposizioni internazionali, dal 1971 inizia la sua collaborazione con l'agenzia fotografica Magnum e si trasferisce prima in Gran Bretagna e poi in Francia. Immagini di Koudelka sono conservate al Victoria and Albert Museum di Londra, al Museum of Modern art di New York, al Philadelphia Museum of Art. Koudelka è riuscito a imporsi sulla scena internazionale grazie al suo stile molto pulito e alla capacità di raccontare egregiamente la vita di strada. E' grazie a lui che in Occidente sono arrivate le straordinarie immagini che ritraggono gli studenti praghesi armati di fiori di fronte ai carri armati sovietici nella Praga insorta del 1968.

Don McCullin
Nato a Londra nel 1935, Don McCullin ha documentato per trent'anni i conflitti dei punti più caldi del globo, mostrando gli orrori della guerra lontano da qualsiasi ricerca estetica. Nel 1959 diviene responsabile del servizio fotografico della rivista "The Observer" e nel 1961 parte per Berlino per documentare la costruzione del Muro. Nel '64 il suo lavoro di documentazione della guerra civile di Cipro gli vale il primo premio della Fondazione del World Press di Amsterdam. Nello stesso anno parte per documentare la guerra del Vietnam. Successivamente segue i conflitti in Nigeria (1968), Cambogia (1970), Pakistan (1971), Uganda (1972), Medio Oriente per la guerra del Kippur (1973), Phnom Penh (1975), seguendo tutti i maggiori conflitti che sono scoppiati nel corso degli anni successivi. L'ultimo lavoro realizzato nei territori del Corno d'Africa viene presentata in prima mondiale e prodotto direttamente dal Festival.

Lee Miller
Helmut Newton
Simon Norfolk
Nato a Lagos in Nigeria nel 1963. Dopo aver frequentato le Università di Oxford e di Bristol, Simon Norfolk ha studiato Fotografia Documentaristica a Newport nel Gwent. Ha imparato il fotogiornalismo lavorando per la stampa di estrema sinistra all'inizio degli anni novanta, e come fotografo stabile della rivista Living Marxism. In questo periodo si è dedicato allo studio approfondito del fascismo, delle correnti di estrema destra (particolarmente del Partito Nazionale Britannico) e di altri temi quali l'antirazzismo, la Tassa Elettorale e l'Irlanda del Nord. Simon Norfolk ha anche seguito gli avvenimenti nell'Est Europeo al tempo della caduta del Muro di Berlino e ha documentato la questione della resistenza alla Guerra del Golfo. Lavora tuttora per varie riviste Britanniche ed Europee ed ha lasciato il fotogiornalismo a metà degli anni novanta a favore della fotografia paesaggistica, cominciando a lavorare al suo libro dal titolo ‘Per la maggior parte non ho parole: Genocidio, Paesaggi, Memoria'. Questo lavoro - durato quattro anni e pubblicato nel 1998 - riporta i paesaggi e quanto rimane dei luoghi dove si sono verificati i genocidi del ventesimo secolo. La mostra di questo progetto ha girato il Regno Unito, l'Europa e in questo momento sta facendo il giro degli Stati Uniti. Norfolk sta attualmente lavorando ad un progetto sul genocidio, durato cinquecento anni, degli Indiani del Nord America.

Man Ray
Sebastião Salgado
Sebastião Salgado nasce nel 1944 a Aimors, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. Vive a Parigi. Dopo una formazione universitaria da economista e statistico decide, in seguito ad una missione in Africa, di diventare fotografo. Nel '73 realizza un reportage sulla siccità del Sahel, seguito da uno sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Nel '74 entra nell'agenzia Sygma e documenta la rivoluzione in Portogallo, la guerra in Angola e gli avvenimenti in Mozanabico. Entra a far parte nel 1975 dell'agenzia Gamma ed in seguito, nel 1979, della celebre cooperativa di fotografi Magnum Photos. Lascia la Magnum nel 1994 per creare, insieme a Lelia Wanick Salgado, Amazonas Images, una struttura autonoma completamente dedicata al suo lavoro. Salgado si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario e sociale. Ha fatto lunghi viaggi e, per sei anni, è stato in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne. Questo lavoro ha dato vita al libro Other Americas. Salgado fotografa la tragedia della siccità nei paesi africani del Sahel e l'insieme di questo lavoro è stato organizzato in diverse esposizioni e due libri, a sostegno di Medicins sans Frontieres. Durante i sei anni successivi Salgado concepisce e mette a punto un progetto su scala mondiale sul lavoro nei settori di base della produzione. Il risultato è La mano dell'uomo, una pubblicazione di 400 pagine del 1993 tradotta in sette lingue diverse e accompagnata da una mostra presentata finora in oltre sessanta musei e luoghi espositivi di tutto il mondo. Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema dei movimenti di popolazione nel mondo. Questi reportage sono stati pubblicati, con regolarità, da molte riviste internazionali tra cui D la Repubblica delle donne in Italia, Stern in Germania, Paris Match in Francia, El Pais in Spagna, Visão in Portogallo, Rolling Stone e New York Magazine negli Stati Uniti e Folha di São Paulo in Brasile. Oggi, questo lavoro è presentato nei volumi In Cammino e Ritratti di bambini in cammino, due opere che accompagnano la mostra omonima edite in Italia da Contrasto.

Tazio Secchiaroli
Bert Stern
Antanas Sutkus
Joel Peter Witkin
Mario Schifano

Istituto Nazionale per la Grafica - Palazzo della Calcografia
calcola il percorso
vedi mappa
via della Stamperia, 6 (Fontana di Trevi) Roma Italia
06 699801
ORARIO: martedì–domenica, 10 – 13 / 14 – 19. Chiuso il lunedì.
BIGLIETTO: ingresso gratuito

-------------------------------------------------------------------
GOCARD consiglia
Teatro Quirino
Libreria Montecitorio
Libreria Zalib
Keats Shelley House
Casa di Goethe
Upter
Angloamerican Bookshop
Washington School
News Cafè
Trevinet Pl@ce