FOTOGRAFIA - FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA

aprile - settembre 2004


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ROMA SECONDO BARBIERI

"Roma, pur avendo un immaginario molto visto e anche molto consumato - racconta Barbieri - offre comunque la possibilità di dare una lettura se non inedita, almeno contemporanea. Ho avuto l' idea di vederla come fosse un enorme plastico, prendendo le distanze da tutta una serie di memorie, pur mantenendo fermi i luoghi: credo possa essere una possibilità".

Estratto della conversazione tra Marco Delogu e Olivo Barbieri. Il testo, raccolto da Yari Selvetella, è comunque consultabile sul magazine go.card

Marco Delogu: Dopo Teatro del Tempo di Josef Koudelka abbiamo chiesto a te di lavorare sulla città di Roma, anche perché ritengo il tuo modo di fotografare
estremamente contemporaneo. Poi, vedendo le immagini ci siamo accorti che Roma restituisce sempre una bellezza antica, di lunga data. Questo, per noi romani, è un limite e un punto di forza. Ti aspettavi di essere così "attratto" dalla storia e così poco dalla contemporaneità?

Olivo Barbieri: Uno degli aspetti interessanti della pratica fotografica è che quando si comincia non si sa mai esattamente quello che diventerà più importante. Devo ammettere che da un punto di vista personale ero molto attratto dall'idea di realizzare un progetto su una città come Roma che, pur avendo un immaginario molto visto e anche molto consumato, offre comunque la possibilità di dare una lettura se non inedita, almeno contemporanea.
Ho avuto l' idea di vederla come fosse un enorme plastico, prendendo le distanze da tutta una serie di memorie, pur mantenendo fermi i luoghi: credo possa essere una possibilità.
E' la stessa operazione che farei su una città come New York. Non ho mai avuto paura di affrontare certi temi definiti quasi impossibili, come città d'arte, piazze famose. L'ho fatto, per esempio due anni fa, su invito del Palazzo delle Papesse Centro Arte Contemporanea di Siena. Là avevo lo stesso problema. A Roma, però, ho avuto un momento di panico perché qua è tutto così grande e così esteso!

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Testo raccolto da Yari Selvetella